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Archivi, biblioteche, libri e musei. Attività e progetti di innovazione

A Roma il futuro delle biblioteche comunali è… Blu.

Se Milano utilizzerà i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la costruzione della nuova BEIC con un investimento di oltre 100 milioni di euro, anche la Capitale attuerà un Piano di potenziamento della rete delle sue biblioteche che prevede, attraverso l’utilizzo di 50 milioni di euro del Pnrr, la riqualificazione strutturale, energetica e digitale di 21 sedi tra quelle esistenti, e la creazione di 9 nuove strutture.

Con questo investimento Roma conferma la sua originale impostazione nell’organizzazione dei servizi bibliotecari: nessuna Biblioteca Centrale, ma una rete di Poli uniti in un sistema con un forte radicamento sul territorio. Questa scelta risale agli Anni Ottanta, quando fu accantonato il progetto di istituire una Biblioteca Centrale con un importante patrimonio storico riunificando la Biblioteca dell’Orologio (oggi Casa delle Letterature) con la Biblioteca Romana dell’Archivio Capitolino, separate solo da un tramezzo in cartongesso.  Rientra forse in questa logica anche l’abbandono della Biblioteca Rispoli, a pochi passi da Piazza Venezia, anche se questa decisione solleva molti dubbi, avendo privato il Centro Sorico di un punto di accesso a un servizio tra i più utilizzati.

Tornando all’oggi, il Piano approvato prevede lo stanziamento di 32,5 milioni di euro per la creazione di nove sedi delle Biblioteche di Roma Capitale:

l’Ex Scuola Parini di Piazza Capri (nel III municipio); il Casale La Rustica di Via Delia e l’Edificio in Via Fontichiari (nel V Municipio); il Complesso Tre Casali in Largo Zappalà e l’Edificio Arco di Travertino in Via Arco di Travertino (nel VII Municipio); l’Edificio Via Ostiense, in Via Ostiense 122 (nell’VIII Municipio); la Fornace Veschi in Viale di Valle Aurelia (nel XIII Municipio); gli Edifici rurali Selva Candida in Via Cusino (nel XIV Municipio) e il Castello di Cesano di Piazza Caraffa 13 (nel XV Municipio).

Si tratta di edifici con una lunga storia di degrado e di tentativi di recupero falliti nel corso di un ventennio.

Il caso più emblematico è quello dell’edificio in Via Ostiense, di proprietà comunale gestito da Atac, che ha ospitato per alcuni anni il Centro Alexis, una sorta di studentato sociale, sgomberato del 2017 per motivi di sicurezza e da allora inutilizzato nonostante alcuni tentativi di finanziamento con risorse ex Gescal di cui disponeva la Regione Lazio. Oggi la facciata è ancora decorata da un murale realizzato dall’artista Blu a febbraio 2013. L’opera raffigura delle automobili incatenate e un ritratto di Alexis Grigoropoulos, lo studente greco di 15 anni ucciso da un colpo di pistola sparato da un poliziotto a Exarchia, il quartiere anarchico di Atene. Entro il 2026 i due milioni di euro destinati all’Alexis potrebbero consentire un definitivo recupero dello spazio (e il restauro della facciata).

Ma l’importanza di questi nuovi interventi risiede nel tentativo di ripensamento generale dei servizi che offriranno. “La rete delle Biblioteche di Roma Capitale è la base ideale da cui far partire il progetto di rigenerazione, culturale, sociale e ambientale della città” ha dichiarato l’assessore alla Cultura Miguel Gotor, e i nuovi Centri “saranno hub di riduzione delle disuguaglianze sociali, dove tutti si possano ritrovare”.

Un recente articolo di Chiara Faggiolani[1] apre a uno scenario ulteriore, costituito dalla candidatura di Roma per Expo 2030: “Le biblioteche/centri culturali/poli civici di innovazione a Roma sono già oggi e saranno sempre più in futuro una rete di spazi, servizi, attività, relazioni, un nodo del sistema culturale a servizio del sistema della città. Esse si configurano oltre che come laboratori di lettura anche come laboratori di cittadinanza permanente – vicine ai processi della vita reale molto più di quanto possiamo immaginare – e laboratori di innovazione culturale, attraverso spazi di apprendimento collaborativo e di intelligenza collettiva, attraverso programmi di media e information literacy esse concretizzano una visione di cultura in cui fruizione, partecipazione e produzione sono sempre potenzialmente insieme.”

Un futuro roseo quindi per il Sistema delle Biblioteche Centri Culturali di Roma, fortemente voluto nei primi Anni Ottanta da Renato Nicolini (è doveroso ricordarlo a dieci anni dalla sua scomparsa)?

Forse. Rimane un’unica incognita che riguarda la gestione del nostro più grande sistema bibliotecario urbano con i suoi oltre 100 punti di accesso (ovvero 40 biblioteche di quartiere a cui si aggiungono 16 punti di servizio nelle carceri e 48 nelle scuole): quella del reclutamento del personale e della sua formazione, per il quale è urgente un piano di intervento altrettanto ambizioso.

[1] Chiara Faggiolani, La candidatura di Roma per l’Expo 2030 e il ruolo della cultura di prossimità (https://www.che-fare.com/almanacco/cultura/roma-expo-2030-bibliotec...)

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