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Archivi, biblioteche, libri e musei. Attività e progetti di innovazione

A Torino gli archivi sono in festa (nel resto dell’Italia un po’ meno)

“Una notte in archivio”, si potrebbe dire parafrasando il titolo di un famoso film e dei suoi fortunati sequel. E’ la notte del 16 settembre, in cui a Torino diciassette scrittori, dalle 19.00 alle 23.00, avranno il compito di accompagnare il pubblico in visita ai patrimoni custoditi negli archivi della città. Michela Murgia sarà al Museo Italgas di corso Palermo 3, Marco Missiroli al Teatro Regio, Antonio Scurati all’Armeria del Polo Reale, e poi Giuseppe Culicchia, Piergiorgio Odifreddi, Alessandro Perissinotto e altri ancora all’Archivio storico della Città di Torino, all’Archivio di Stato di via Piave 21 e piazza Castello, all’Archivio della Reale Mutua, o a quello del Museo Nazionale della Montagna, al Monte dei Cappuccini, all’Archivio della Compagnia di San Paolo o al Museo di antropologia criminale dov’è possibile consultare i documenti sull’attività scientifica di Lombroso. Tutti si rivolgeranno virtualmente al passato per dare voce alla memoria storica, ma per capire il presente e rintracciare il senso di azioni quotidiane che nel passato hanno le proprie radici e le proprie fondamenta.  I 17 archivi per una sera saranno collegati fra loro da due tram storici su cui i passeggeri potranno ascoltare i racconti di Enrico Pandiani e Giusi Marchetta.

Una storia condivisa, quindi, della città di Torino, che esalta il ruolo degli archivi e ne sottolinea la centralità nella conservazione del passato e nella riflessione sul presente.

Peccato che tale ruolo sia messo tutti i giorni in pericolo da una scarsa attenzione di chi governa paesi, città, regioni e il paese intero. Il rischio della “scomparsa degli Archivi di Stato” (101 strutture in cui sono conservati 1.600 chilometri di scaffalature), viene denunciata praticamente ogni giorno nel nostro paese e tende ad aggravarsi, se è vero che il 94 per cento dei dirigenti archivisti ha più di cinquant’anni e il 66 per cento ha superato i sessanta e tra poco andranno in pensione.

Basti pensare al solo Archivio centrale dello Stato, a Roma. Qui sono conservati documenti che occupano quasi 120 chilometri di scaffalature. Altri 40 chilometri sono stati trasferiti in un deposito a Pomezia, gonfio all’inverosimile.

E il recente provvedimento che autorizza l’assunzione a tempo indeterminato per il ministero di 500 funzionari, non soddisfa se non in minima parte le esigenze di ricambio del personale degli archivi italiani. Ecco perché nella prossima legge di stabilità saranno necessari altri interventi. Il primo ad esserne consapevole sembra il Ministro Franceschini, che ha recentemente dichiarato: «Non possiamo lasciare gli Archivi senza il personale specializzato». Vedremo.

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