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Archivi, biblioteche, libri e musei. Attività e progetti di innovazione

Londra, la British Library al lavoro per archiviare miliardi di pagine web

La memoria storica passa sempre di più per i bit delle pagine web. Nell’epoca di internet si devono quindi non solo salvare i libri di carta come patrimonio dell’umanità ma anche i siti, gli e-book, e perfino i messaggi lasciati sui social network, altre testimonianze di attività culturale. La British Library lo ha capito da tempo e ha lanciato un ambizioso progetto per archiviare, con la stessa cura che usa per i suoi milioni di volumi, anche miliardi di pagine internet registrate col dominio britannico e perfino gli effimeri messaggi pubblici scambiati su Facebook e Twitter.

Il materiale è sterminato e in continuo aumento: si parla di almeno un miliardo di pagine web, provenienti da almeno 5 milioni di siti. «Per avere uno spaccato delle vita di oggi in Gran Bretagna si deve guardare a internet - ha detto Lucie Borgess della British Library -. Abbiamo già perso molto materiale, in particolare su eventi storici come gli attentati del 7 luglio 2005 e la crisi finanziaria del 2008». Borgess ha spiegato che i tecnici della biblioteca di Londra dovranno cercare quei documenti che meglio rappresentano un momento storico, un evento culturale, qualcosa, insomma che possa servire ai posteri per meglio capire, un giorno, come eravamo.
La prima catalogazione dovrebbe durare circa tre mesi, ne serviranno altri due per analizzare quanto raccolto, e questo lavoro verrà ripetuto a scadenza annuale, trattandosi di un ’universo’ in continuo mutamento. In questa vera e propria impresa la British Library ha investito, sino ad oggi, 3 milioni di sterline.

Purtroppo sono tanti i ’buchi neri’ che hanno inghiottito informazioni molto importanti. Come ad esempio le reazione sui social network sui principali eventi degli ultimi anni, comprese le celebrazioni del Giubileo di diamante dell’anno scorso. Sino ad oggi la British Library poteva archiviare solo un numero ridotto di siti. Le leggi sul copyright, infatti, obbligavano la biblioteca più importante del Regno a chiedere ogni volta l’autorizzazione ai gestori di un determinato sito. Di recente è stata introdotta una modifica a questa legge che permetterà invece di raccogliere liberamente le informazioni conservate su internet. Al progetto partecipano anche le altre maggiori biblioteche del Paese, come quelle delle università di Cambridge e Oxford, e, in Irlanda, quella del Trinity College di Dublino.
(FONTE: La Stampa 06.04.2013)

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