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Ovidio Jacorossi o del museo come eredità del futuro

 

La parola futuro è una di quelle che vengono in mente, ora che Ovidio Jacorossi imprenditore e mecenate romano è scomparso, se si pensa alla traccia che ha lasciato nella vita culturale della città. Innanzitutto una testimonianza di anni in cui la capitale era impegnata nel ridisegnare il proprio profilo, dopo lo sdoganamento dei decenni precedenti della cultura come motore e collante dell’intera comunità cittadina.

Jacorossi ha legato il suo nome all’apertura ed alla gestione, negli Anni Novanta, del Palazzo delle Esposizioni di Roma, per l’apertura del quale commissionò una serie di opere di grandi dimensioni di Mario Schifano (la serie “Divulgare”), che ne segnarono l’identità e ne vollero prefigurare il futuro.

E la sua esperienza è stata, forse, il segnale più netto della volontà degli imprenditori romani, non tutti certo, ma almeno di quelli più illuminati, di partecipare al rinnovamento della città attraverso il potenziamento della sua infrastruttura culturale.

Il rapporto tra pubblico e privato, il dibattito sui rispettivi ambiti di influenza e sulle possibili (anzi, necessarie) occasioni d’incontro, nasce a Roma in quegli anni e non a caso l’associazione Iniziativa Keplero, fondata nel 1982 da Jacorossi per la promozione della cultura d’impresa, è stata tra i soci fondatori dell’Associazione Mecenate 90, che dal 1990 svolge su tutto il territorio nazionale una funzione di cerniera culturale tra le istituzioni e le imprese per la promozione e la realizzazione di progetti culturali.

L’idea guida di Jacorossi, che si è scontrata con una opposizione spesso puramente ideologica, è stata quella di estendere il ruolo dell’imprenditore privato da gestore dei “servizi aggiuntivi” di un museo (ricordiamo che l’azienda di famiglia operava nel campo della distribuzione di prodotti petroliferi) fino alla compartecipazione alla programmazione e gestione di uno spazio culturale pubblico multifunzionale. La sua esperienza al Palazzo delle Esposizioni ha dato origine nei primi Anni Novanta alla realizzazione e gestione pluriennale dei servizi tecnologici, commerciali e culturali dei primi centri polifunzionali in Italia, quali il Museo Emilio Greco e il Pozzo di San Patrizio di Orvieto e il Palazzo Ducale di Genova.

Terminata la sua esperienza al Palazzo delle Esposizioni che, ricordiamolo, oggi vivacchia con mostre e iniziative spesso di piccolo cabotaggio, Jacorossi non ha abbandonato a scelta di considerare l’arte e la cultura strumenti di comunicazione e supporto all’immagine imprenditoriale ma, soprattutto, non ha smesso la sua attività di collezionista di opere di arte contemporanea. Il desiderio di destinare la sua collezione alle nuove generazioni, e alla fruizione pubblica, lo ha portato, quasi a coronamento dell’attività di una vita, all’apertura di un nuovo spazio dedicata all’arte contemporanea, MUSJA (https://www.musja.it/) in via dei Chiavari, nel cuore di Roma, nello stesso luogo in cui il nonno aveva aperto la prima bottega di vendita di legno e carbone.

Nel 2017 lo spazio è stato ristrutturato dall'architetto Carlo Iacoponi che ne ha esaltato la presenza di elementi architettonici di epoche diverse dall'età romana al Rinascimento, installando una volta trasparente al centro del Museo, il cinquecentesco cortile attribuito a Baldassarre Peruzzi.

Jacorossi aveva così descritto la sua collezione che conta oggi circa 2500 opere: «La mia raccolta ha un focus specifico sull'arte del Novecento italiano, con Roma epicentro. I XXV della Campagna Romana, sodalizio artistico nato all'inizio del '900 e composto, tra gli altri, da Giulio Aristide Sartorio e Armando Spadini. Numerose opere degli anni Venti e Trenta che testimoniano le diverse tendenze artistiche sviluppatesi dopo la guerra: Ritorno all'ordine, Realismo magico, Secondo Futurismo, Primitivismo. E noti artisti protagonisti dell'arte italiana del Novecento come Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Arturo Martini, Mario Broglio, Carlo Socrate, Marino Mazzacurati, Guglielmo Janni, Franco Gentilini, Mario Sironi, Giacomo Balla, Gino Severini, Mario Mafai, Antonietta Raphaël, e Corrado Cagli presente in collezione con un importante nucleo di opere. Centrale nella collezione è poi la generazione di Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa, la cui presenza è davvero notevole per numero di opere. A loro si affiancano le opere di Giosetta Fioroni, Pino Pascali, Renato Mambor e Cesare Tacchi. Rappresentanti degli anni Settanta e Ottanta ma attivi fino ai Novanta, sono Emilio Prini e Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Joseph Kosuth e Michelangelo Pistoletto. Per la Nuova Figurazione troviamo la Transavanguardia, alcune opere della Scuola di San Lorenzo e degli Anacronisti.”

Praticamente un viaggio insieme ai protagonisti della cultura artistica moderna e contemporanea della capitale, oltreché la testimonianza di una vita dedicata all’impresa e all’arte.

 

 

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