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Un appello per salvare l'archivio storico di RADIORAI

 C’è un patrimonio culturale e storico, inestimabile e unico, che sta per finire distrutto dall’incuria e dal degrado senza che nessuno muova un dito. E’ l’archivio storico di Radiorai. Dentro lunghi corridoi che corrono anche sotto la sede di via Teulada, ci sono 400 mila nastri di registrazioni dal 1950 ad oggi. C’è tutta la storia d’Italia, c’è tutta la storia della Repubblica, ma anche quella degli ultimi anni della guerra. C’è, soprattutto, racchiuso in quelle teche, la cultura e il senso di un’intera nazione, radici di appartenenza (e anche di disuguaglianza) che sono state fatte crescere anche attraverso trasmissioni radiofoniche che hanno unito un popolo ben prima della televisione. Ebbene, questa straordinaria memoria collettiva adesso sta per spegnersi. Perché è in stato di abbandono. I nastri di registrazioni antichissime, molto spesso pezzi unici, sono contenuti su supporti fragili, perché vecchi e tra un po’ non ci saranno neppure più le apparecchiature su cui farli girare per ascoltare di nuovo voci storiche perse nel tempo che talvolta nessuno ha mai ascoltato. E ancora dischi, “lacche”, che suonerebbero arie di opere dirette da Toscanini, per esempio, se solo ci fossero le puntine per i giradischi che, invece, non ci sono più. Il paradosso è che tutto questo materiale non è neppure catalogato. E quando andranno in pensione i suoi ultimi custodi, nessuno sarà più in grado di ritrovare nulla e, dunque, sarà come non avere più nulla. La nostra storia documentata, in poche parole, sta per finire in polvere. E non c’è solo l’archivio di Roma. Ci sono anche quelli delle sedi regionali della Rai. Sono altri 150 mila nastri di storia dei popoli d’Italia. Digitalizzare l’intero archivio Rai costerebbe poco più di 100 mila euro, se fatto con personale interno. Certo, ci vorrebbe un sacco di tempo, dai cinque ai sei anni, ma ne varrebbe la pena. Gli ultimi custodi di questo tesoro collettivo, lavoratori Rai di via Asiago, stanno preparando un appello al Presidente della Repubblica perché intervenga sui vertici aziendali imponendo la salvaguardia dell'archivio. Perché quella “storia” siamo noi e un popolo senza memoria, si sa, non ha futuro. (FONTE: Il Fatto Quotidiano)

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