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Dettagli evento

Prospettive di viaggio

Ora: 23 Aprile 2015 presso 18:00 a 28 Aprile 2015 presso 20:00
Luogo: MICRO galleria
Via: Viale Mazzini 1
Città: Roma
Tipo di evento: mostra, pittura, arte
Organizzato da: Giulietta Cavallotti
Attività più recente: 23 Apr 2015

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Descrizione evento

Diceva Maupassant che il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà per fare ingresso in una realtà inesplorata che ha parvenza di sogno. Ci si può domandare se anche le stazioni e i treni di Giulietta Cavallotti abbiano come meta il “sogno”, se le sue opere pittoriche e video fuggano dalla quotidianità per penetrare e abitare un paesaggio di segno onirico e ideale. La risposta non è affatto immediata né univoca, giacché le tele dell’artista romana potrebbero a prima vista sembrare un invito a starsene coi piedi ben poggiati sulla terra ad osservare che cosa accade attorno a noi, come se tutto ciò che ci circonda nella concreta realtà fosse già di per sé materia di cronaca e narrazione e commento, senza necessità di mirare al mondo elusivo dell’immaginazione e della fantasia. Ma presto ci si avvede che  sono tele che sprigionano dal loro interno, al di là del dato di tipo realistico, un sentimento a tratti indecifrabile di afflato lirico: un’ansia di cogliere ed esprimere lo spazio arcano che queste stazioni invitanti e riguardose racchiudono, il percorso segreto che questi treni sono in procinto di compiere nelle nostre anime dischiuse.

Due sono dunque i piani di lettura che offrono le opere esposte dalla Cavallotti, né l’uno sopraffà l’altro ma l’uno si viene sviluppando in simbiosi con l’altro. Da qui i colori che diresti d’una fotografia fedele appena un po’ sbiadita, ma nello stesso tempo un incanto tutto melanconico; i dati tangibili e solidi di un edificio, degli incessanti binari che in modo enigmatico si tramutano quando in un’elegia pudica, in un ritrarsi dell’anima, quando in una sferza d’energia, in una specie d’improvviso riscatto dalle sofferenze dell’esistenza che stanno in agguato e colpiscono alla cieca.

Ecco quelle stazioni dagli spazi deserti di viaggiatori eppure tacitamente sovraffollate da file inesauribili dei tristi memorie; e quelle luci crepuscolari che inondano le mura, scompongono le architetture, smembrano le prospettive delle campagne per farsi gesto doloroso, e pur riguardoso, di un mal di vivere che non trova medicamento. Ma altresì la violenza e la spirale di un tunnel spettrale nella notte, il gocciare della pioggia che spegne il sorriso, il ferreo proposito di una stazione di ergersi a inviolabile tempio o fiero esilio dal mondo.

Si attende in queste stazioni crepuscolari ma non si parte mai. Si monta sul treno ma il treno non si muove dalla stazione. Ci si muove attraversando paesaggi lontanissimi da quei convogli: i binari giacciono là, ad uso e consumo di treni mai prodotti. Non voci, non fischi, non stridii. Soltanto “soste”, protagoniste dei viaggi di un cuore alla ricerca di sé stesso, del suo bagaglio esistenziale, di un’armonia i cui tasselli tralucono da sotto la superficie della tela ma che nessuno mai saprà come disporre, portati via dal momento presente verso una stazione ideale che non è mai esistita né sarà mai costruita, al pari delle altre di cui l’artista intende illuderci la vista.

                                                                                                                H.G.

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