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Note

Una biblioteca senza bibliotecari?

Nei giorni scorsi ha destato scalpore una dichiarazione di Marino, Sindaco di Roma, sul possibile impiego di persone senza fissa dimora nelle biblioteche comunali. Niente di nuovo, per carità. L’utilizzo in biblioteca di persone con fragilità di origine sociale, all’interno della fascia del volontariato, non è nuovo nelle biblioteche italiane. Ma, purtroppo, il Sindaco ha aggiunto che questa potrebbe rappresentare una soluzione per far fronte ai pensionamenti del personale. Ai bibliotecari…

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Creata da Maurizio Caminito 15 Mar 2014 at 11:53. Aggiornata l'ultima volta da Maurizio Caminito 15 Mar.

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Archivi, biblioteche, libri e musei nel Lazio. Archives, libraries, books and museums in Latium (and beyond). Innovation projects.

Verso una dichiarazione comune europea del mondo del libro

A conclusione dei 1ères Rencontres des organismes européens du livre, il Ministro della Cultura francese Aurélie Filippetti e il Presidente del CNL Vincent Monadé hanno presentato la proposta di trasformare l’incontro in un appuntamento annuale e di preparare una dichiarazione comune da firmare a ottobre, in occasione del Salone del Libro di Francoforte.

http://www.livreshebdo.fr/article/le-cnl-veut-federer-le-lobbying-europeen-du-livre

 

Tre i punti indicati dal Ministro: la difesa del diritto d’autore, la tassazione (TVA o IVA) ridotta sia per i libri a stampa che per quelli digitali e l’adozione da parte della Commissione Europea di una nuova politica che non colleghi l’erogazione degli aiuti all’abrogazione della legge sul prezzo unico. In particolare il Ministro si è augurato che una forte iniziativa europea non penalizzi la posizione della Grecia, favorevole ad adottare il prezzo fisso, come ha già fatto la Francia.

http://www.centrenationaldulivre.fr/fichier/p_ressource/3825/ressource_fichier_fr_programme.du.forum.de.chaillot_rencontres.des.organismes.euro.du.livre.pdf

 

Ecco il testo proposto per la dichiarazione comune:

 

Premières Rencontres européennes du livre. Déclaration du 5 avril 2014

 

Le livre est la première industrie culturelle d’Europe.

Dans un monde en mutation, le numérique crée des occasions nouvelles, de nouveaux marchés et suscite des inquiétudes. Les acteurs du livre, auteurs, éditeurs, libraires, bibliothécaires et les institutions qui les soutiennent cherchent à trouver les nouveaux modèles qui préserveront la création, des millions d’emplois, et offriront aux consommateurs l’offre la plus diversifiée et la plus accessible possible.

Le projet politique européen ne peut pas être absent de ce débat. Dans toute l’Europe et au sein de l’Union Européenne, les Etats soutiennent le secteur du livre. Tous sont signataires de la Convention de Berne pour la protection des œuvres littéraires et artistiques et de la Convention sur la protection et la promotion de la diversité des expressions culturelles.

S’appuyant sur les engagements internationaux de leurs gouvernements respectifs, les signataires de la présente déclaration souhaitent favoriser l’émergence de positions communes en faveur de la promotion et du maintien de la diversité culturelle dans le domaine du livre.

 

Le droit d’auteur constitue la condition essentielle du développement de la diversité culturelle. Il est l'un des éléments fondamentaux de création de richesses et d'emplois pour l'Europe, et la condition sine qua non du rayonnement de la pensée et des langues européennes.

La priorité, c’est la défense du droit d’auteur et la recherche des solutions qui permettent de l’imposer à l’ère numérique. La lutte contre la piraterie des contenus, le combat pour la rémunération équitable de la création et la facilitation des usages légaux seront au cœur de nos actions communes.

 

En matière fiscale, afin de favoriser l’accès au livre du plus grand nombre, un taux de TVA réduit, le plus bas possible sur les livres imprimés et numériques doit être encouragé au sein de l’Union Européenne et dans toute l’Europe.

Le secteur du livre fait face aujourd’hui aux pratiques commerciales de certaines multinationales de l’internet qui pratiquent le dumping fiscal, cassent les prix pour pénétrer sur les marchés et faussent la concurrence.

 

Le libre choix du lecteur doit être privilégié : l’interopérabilité permettant aux lecteurs de lire n’importe quel ouvrage sur l’appareil de leur choix doit être encouragé. Les lecteurs doivent pouvoir acheter les livres qu’ils souhaitent via la librairie physique ou virtuelle de leur choix, sans être restreints par le support qu’ils ont préféré.

 

Professionnels du livre européens, nous proposons de constituer un réseau des organismes européens du livre, qui se réunirait régulièrement, afin d’agir ensemble et de contribuer à ces réflexions pour garantir le droit des auteurs et préserver ceux des lecteurs.

movimENTI CULTURALI: Archivi, biblioteche e musei nel Lazio (e non solo). Attività e progetti di innovazione.

Archives, libraries and museums in Latium (and beyond). Activities and innovation projects.

 

 

DALLA FRANCIA UN APPELLO CHE FA DISCUTERE: "SALVIAMO I LIBRI DAL MERCATO 2.0"

Noi, il collettivo dei 451 professionisti della filiera editoriale, abbiamo cominciato a riunirci da qualche tempo per discutere della situazione presente e futura delle nostre attività.

Prigionieri di un'organizzazione sociale che separa i compiti, partiti da un sentimento comune - fondato su esperienze diverse - di una degradazione del modo di leggere, produrre, condividere e vendere libri, riteniamo oggi che il problema non sia limitato a questo settore e cerchiamo soluzioni collettive a una situazione sociale che ci rifiutiamo di accettare.

L'industria del libro vive in gran parte grazie alla precarietà che molti dei suoi lavoratori accettano, per necessità, passione o impegno politico. Mentre queste persone si sforzano di diffondere idee o immagini capaci di spiazzare i nostri punti di vista sul mondo, altri hanno capito perfettamente che il libro è soprattutto una merce con cui è possibile accumulare profitti consistenti.

Capaci sia di appropriarsi dei grandi principi di indipendenza o democrazia culturale che di praticare battage pubblicitari in grande stile, sfruttamento salariale e diversità del monopolio, i vari Leclerc, Fnac, Amazon, Lagardère e altri grandi gruppi finanziari vogliono farci perdere di vista una delle dimensioni essenziali del libro: quella di legame, di incontro. Nel frattempo, che si tratti di professioni con un proprio riconoscimento simbolico o di lavoretti indispensabili in qualunque filiera economica, culturale e sociale, i diversi mestieri del libro vengono squalificati e rimpiazzati da operazioni tecniche che è inconcepibile fare con calma.

L'industria del libro ha bisogno solo di consumatori impulsivi, networkers di opinioni e altri interinali malleabili? Molti di noi si trovano arruolati in logiche commerciali, privati di qualsiasi pensiero collettivo o prospettive di emancipazione sociale, oggi drammaticamente assenti dallo spazio pubblico.

Vincolata al criterio del successo, la produzione di saggi, di letteratura o di poesia si impoverisce, i cataloghi delle librerie o delle biblioteche si esauriscono.

Il valore di un libro diventa legato alle cifre di vendita e non al contenuto. Ben presto si riuscirà a leggere solo quello che funziona.

Ora, mentre l'amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, dichiara che «oggi le uniche persone indispensabili nel mondo dell'editoria sono il lettore e lo scrittore», certe persone continuano a lavorare con libri, librerie, stamperie, biblioteche e case editrici a dimensione umana.

Siamo decisi a resistere, ma siamo accerchiati, come la stragrande maggioranza, dall'informatizzazione dilagante, dalle logiche manageriali e dalla difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

E oltre a questo siamo anche imbarcati in un processo di pseudo-democratizzazione della cultura, che continua a farsi dal basso e si riduce all'impoverimento e all'uniformazione delle idee e degli immaginari per corrispondere al mercato e alla sua razionalità. Storditi, cerchiamo di restare al passo, barcamenandoci tra programmi software, ordini online, correttori ortografici, delocalizzazioni, valanghe di novità insulse, minacce delle banche, aumento degli affitti e digitalizzazioni selvagge.

Ma non riusciamo a rassegnarci a ridurre il libro e il suo contenuto a un flusso di informazioni digitali cliccabili fino alla nausea: quello che produciamo, condividiamo e vendiamo è prima di tutto un oggetto sociale, politico e poetico. Perfino nel suo aspetto più umile, di divertimento o di piacere, vogliamo che resti circondato da esseri umani.

Rigettiamo con fermezza il modello di società che ci viene proposto, a metà strada fra lo schermo e un centro commerciale, con i suoi bip-bip, le sue luci al neon e i suoi auricolari crepitanti, e che sta conquistando qualsiasi professione. Perché, pensando all'attualità dei mestieri del libro, pensiamo anche a tutti coloro che vivono situazioni troppo simili per essere aneddotiche. I medici segmentano i loro atti per contabilizzarli meglio, gli assistenti sociali si sfiniscono a compilare griglie di valutazione, i carpentieri non possono più piantare un chiodo se non glielo ordina un computer, i pastori sono obbligati a dotare le loro pecore di chip elettronici, i meccanici ubbidiscono alle loro strumentazioni elettroniche e nelle scuole sta per arrivare la cartella elettronica. La lista è talmente lunga che dobbiamo unirci per arrestare l'avanzata di questa macchina del progresso cieco. Invece di aspettare la prossima misura di rigore europea o l'ennesimo attacco del ministero della cultura contro la filiera editoriale, preferiamo organizzarci da subito.

Per esempio trovando alternative, creando cooperative e centrali di acquisto, unendoci per ottenere condizioni salariali migliori, o ancora inventando luoghi e pratiche più adatti alla nostra visione del mondo e alla società in cui desideriamo vivere.

È proprio perché abbiamo una chiara percezione delle proporzioni del disastro in corso che siamo ottimisti: tutto è da costruire.

Per iniziare vogliamo smettere di darci eternamente la colpa a vicenda e farla finita con la rassegnazione e il disfattismo diffusi.

Per questo lanciamo un appello a tutti coloro che hanno interesse a incontrarsi per scambiare idee sulle nostre difficoltà e i nostri bisogni, sui nostri desideri e i nostri progetti.

 

L'appello, apparso su Le Monde, è stato firmato da 451 intellettuali tra cui Agamben, lo scrittore Michel Butel e l'editore Maurice Nadeau. La lista completa è su les451.noblogs.org (Traduzione di Fabio Galimberti)

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