movimENTI CULTURALI

Archivi, biblioteche, libri e musei. Attività e progetti di innovazione


Fotografie

Caricamento in corso...
  • Aggiungi fotografie
  • Visualizza tutti

Note

Mettiamoli nello zainetto e portiamoli nel 2015. Tre progetti per il paese

1.  Lo sviluppo dell’Open Access in Italia.

A un anno di distanza dalla dichiarazione di Berlino sull’Open Access del 2003, anche nel nostro paese questi principi furono accolti a seguito al convegno promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e tenutosi a Messina il 3 e 4 novembre 2004, con l'obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero di persone intorno ai temi dell'accesso aperto e,…

Continua

Creata da Maurizio Caminito 23 Dic 2014 at 16:05. Aggiornata l'ultima volta da Maurizio Caminito 23 Dic 2014.

Attività Recenti

Giampiero Buonomo ha pubblicato un evento

Considerazioni-sul-processo-criminale-italiano-di-giorgio-spangher-roma-1-luglio-2015 alle ore Università La Sapienza

1 Luglio 2015 da 17 a 19
14 ore fa
lo pu è ora membro di movimENTI CULTURALI
15 ore fa
Post del blog da Maurizio Caminito
ieri
Post del blog da Giampiero Buonomo
ieri
Mariagrazia De Cola ha aggiornato il proprio profilo
lunedì
Adesso Mariagrazia De Cola e Achille Pacciani sono amici
lunedì
È stato selezionato l'evento di Achille Pacciani
Anteprima

PALIANO JAZZ FESTIVAL 2015 alle ore Centro Storico

3 Luglio 2015 a 5 Luglio 2015
lunedì
Achille Pacciani ha condiviso il suo evento su Facebook
domenica
Achille Pacciani ha pubblicato un evento
Anteprima

PALIANO JAZZ FESTIVAL 2015 alle ore Centro Storico

3 Luglio 2015 a 5 Luglio 2015
domenica
vincenzo santoro è ora membro di movimENTI CULTURALI
venerdì
Maurizio Caminito ha pubblicato un evento
Anteprima

MARIO MONICELLI e RAP - 100 ANNI DI CINEMA a Napoli alle ore Palazzo della Arti (PAN)

3 Luglio 2015 a 1 Agosto 2015
venerdì
Maurizio Caminito ha pubblicato un evento
Anteprima

IL PROGETTO DELLA CASA DELLA STORIA EUROPEA di Bruxelles alle ore House of European History

24 Giugno 2015 a 24 Luglio 2015
24 Giu

 

RSS

Caricamento in corso... Caricamento feed

Eventi

Archivi, biblioteche, libri e musei nel Lazio. Archives, libraries, books and museums in Latium (and beyond). Innovation projects.

Le nuove tesi del CLUETRAIN MANIFESTO su Internet.

Le nuove tesi del CLUETRAIN MANIFESTO su Internet.

Sono passati sedici anni dalle 95 tesi del Cluetrain Manifesto di Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger. Cos’è successo lungo questo interminabile (per Internet) arco di tempo?

E’ successo che il Web ha ceduto alle lusinghe del vecchio business per il profitto, dotato oggi però di nuove e insidiose armi come l’uso di enormi masse di dati personali.

E’ successo che i richiami al Noi della Rete del primo manifesto sono rimasti ​spesso inascoltati. L’ideale del mercato in rete capace di connettere e non solo di sedurre è stato tradito. Le tecnologie raramente sono neutrali, ma il Web di Tim Berners Lee voleva riprodurre la libertà di una comunità di persone che pensano, scrivono, discutono, esprimono opinioni.

Le App, per quanto scintillanti, facili, usabili, sono una tecnologia che divide, controlla, ideale per il produttore che vuole dividere e controllare. Il Web è diverso.

 

Le Nuove Tesi di Doc Searls e David Weinberger partono da qui.

Questa è la traduzione italiana di New Clues, a cura di @inmediaref, @fraenrico e @aubreymcfato ed è rilasciata con licenza CC-BY –SA. (https://medium.com/@nuovetesi/nuove-tesi-4a1def360351)

 

 

Un tempo eravamo giovani nel Giardino…

a. Internet siamo noi, connessi.

1. Internet non è fatta di cavi, di fibre ottiche, di onde radio, e neanche di tubi.

2. I dispositivi che usiamo per connetterci a Internet non sono Internet.

3. Verizon, Comcast, AT&T, Deutsche Telekom, Telecom Italia e 中国电信 non possiedono Internet. Facebook, Google, e Amazon non sono i monarchi della Rete, né lo sono i loro servi o i loro algoritmi. Né i governi della terra e nè le loro organizzazioni commerciali hanno il consenso dei connessi per cavalcare la Rete come sovrani.

4. Noi abbiamo Internet in comune, e non la possediamo.

5. Da noi e da quello che abbiamo costruito su di esso deriva tutto il valore di Internet.

6. La Rete è di noi, da noi, per noi.

7. Internet è nostra.

b. Internet non è niente, e non ha scopo.

8. Internet non è qualcosa più di quanto la gravità sia qualcosa. Entrambi ci avvicinano gli uni agli altri.

9. Internet è del tutto immateriale. La sua fondazione è un insieme di accordi, che i più nerd fra noi (i loro nomi siano benedetti) chiamano “protocolli,” ma che noi potremmo, nel fervore del momento, chiamare “comandamenti.”

10. Il primo è: La tua rete muoverà i pacchetti a destinazione senza favore o ritardo in base a origine, sorgente, contenuto o intento.

11. Possa perciò questo Primo Comandamento aprire Internet a ogni idea, applicazione, business, avventura, vizio e quant’altro.

12. Non si è mai avuto uno strumento con uno scopo così generico dall’invenzione del linguaggio.

13. Questo significa che Internet non è fatta per niente in particolare. Non è fatta per i social network, né per i documenti, né per la pubblicità, né per il business, né per l’educazione, né per il porno, né per nulla. È progettata specificamente per fare tutto.

14. Chi vuole ottimizzare Internet per uno scopo la de-ottimizza per tutti gli altri.

15. Internet, come la gravità, è indiscriminata nella sua attrazione. Ci mette insieme, il giusto e l’ingiusto allo stesso modo.

c. La Rete non è contenuti.

16. Ci sono incredibili contenuti su Internet. Ma, perdiana, Internet non è fatta di contenuti.

17. La prima poesia di un adolescente, la felice rivelazione di un segreto custodito a lungo, un bel disegno buttato giù da una mano paralitica, il post di un blog sotto un regime che odia il suono delle voci del suo popolo — nessuna di queste persone aveva intenzione di scrivere un contenuto.

18. Abbiamo usato la parola “contenuti” senza virgolette? Ci sentiamo molto sporchi.

d. La Rete non è un medium.

19. La Rete non è un medium più di quanto non lo sia una conversazione.

20. Sulla Rete, il medium siamo noi. Noi muoviamo i messaggi. Lo facciamo ogni volta che pubblichiamo un post, ritwittiamo, mandiamo un link con un’email, o lo postiamo su un social network.

21. Contrariamente a un medium, tu ed io lasciamo le nostre impronte digitali, e talvolta il segno di un morso, sui messaggi che passiamo. Diciamo alle persone perché passiamo quel messaggio. Lo discutiamo. Vi aggiungiamo una battuta. Tagliamo il pezzo che non ci piace. Così quei messaggi diventano i nostri.

22. Tutte le volte che muoviamo un messaggio attraverso la Rete, esso porta con sè un piccolo pezzo di noi.

23. Spostiamo un messaggio lungo questo “medium” solo se per noi conta in uno degli infiniti modi in cui gli esseri umani tengono a qualcosa.

24. Tenerci — contare qualcosa — è la forza motrice di Internet.

e. Il Web è un Wide World.

25. Nel 1991, Tim Berners-Lee usò la Rete per creare un dono che regalò liberamente a tutti noi: il World Wide Web. Grazie, Tim.

26. Tim ha creato il Web fornendo dei protocolli (di nuovo quella parola!) che dicono come scrivere una pagina che può linkare a un’altra pagina senza chiedere il permesso a nessuno.

27. Boom. Nel giro di dieci anni abbiamo avuto miliardi di pagine sul Web — uno sforzo combinato pari a quello di una Guerra Mondiale, e tuttavia così a fin di bene che la lamentela più grande è stata il tag <blink\>.

28. Il Web è un gigantesco, semieterno regno di oggetti esplorabili nelle loro fitte interconnessioni.

29. Se suona familiare, è perché anche il mondo è così.

30. Diversamente dal mondo reale, ogni cosa e ogni connessione sul Web è stata creata da qualcuno di noi esprimendo un interesse e un’opinione su come quei piccoli pezzi vanno messi insieme.

31. Ogni link da parte di una persona che ha qualcosa da dire è un atto di generosità e altruismo, che invita i lettori a lasciare la pagina, per guardare come appare il mondo agli occhi di qualcun altro.

32. Il Web ricrea il mondo in un’immagine — la nostra — emergente e collettiva.

 

Ma quanto abbiamo perduto la retta via, fratelli e sorelle…

a. E tuttavia, come abbiamo potuto lasciare che la conversazione diventasse un’arma??

33. È importante riconoscere e amare la conversazione, l’amicizia, i migliaia di atti di empatia, gentilezza e gioia che incontriamo su Internet.

34. E tuttavia sentiamo la parola “frocio” e “negro” molto più sulla Rete che fuori.

35. La demonizzazione degli ‘altri’ — persone con aspetti, linguaggi, opinioni, appartenenza a comunità e gruppi che non capiamo, apprezziamo o tolleriamo — è peggiore che mai su Internet.

36. Le donne in Arabia Saudita non possono guidare? Nel frattempo, metà di noi non può parlare sulla Rete senza guardarsi alle spalle.

37. L’odio è presente in Rete perché è presente nel mondo, ma la Rete lo rende più facile da esprimere e da sentire.

38. La soluzione: se avessimo una soluzione, non staremmo a rompervi con tutte queste tesi.

39. Possiamo però dire questo: l’odio non ha creato la Rete, ma sta portando la Rete — e noi — indietro.

40. Riconosciamo almeno che la Rete ha i suoi valori impliciti. Valori umani.

41. Se la guardiamo freddamente, la Rete è solo tecnologia. Ma è popolata da creature che si scaldano per quello a cui tengono: le loro vite, i loro amici, il mondo che condividiamo.

42. La Rete ci offre un posto comune dove possiamo essere chi siamo, insieme ad altri che apprezzano le nostre differenze.

43. Nessuno possiede quel posto. Tutti possono usarlo. Chiunque può migliorarlo.

44. Ecco cos’è un’Internet libera. Sono state combattute guerre per molto meno.

b. “Siamo d’accordo su tutto. Ti trovo affascinante!”

45. Il mondo ci si offre davanti come un buffet, tuttavia mangiamo sempre la nostra bistecca e patate, agnello e hummus, pesce e riso, pasta e sugo o quel diavolo che è.

46. Facciamo così in parte perchè la conversazione ha bisogno di un terreno comune: linguaggi, interessi, norme, intese condivisi. Senza di questi, è difficile se non impossibile avere una conversazione.

47. Terreni condivisi generano tribù. La solida terra del Mondo ha tenuto distanti le tribù, permettendo loro di sviluppare incredibili diversità. Esultate! Le tribù hanno dato vita al Noi contro Loro e alla guerra. Esultate? Mica tanto.

48. Su Internet, la distanza tra le tribù parte da zero.

49. Apparentemente, essere capaci di trovarci l’un l’altro interessanti non è così semplice come sembra.

50. Questa è una sfida che possiamo affrontare essendo aperti, empatici e pazienti. Possiamo farcela, squadra! Siamo i numeri 1! Siamo i numeri 1!

51. Essere accoglienti: ecco un valore che la Rete ha bisogno di imparare dalle nostre migliori culture del mondo reale.

c. Il marketing rende ancora più difficile parlare.

52. Avevamo ragione la prima volta: i Mercati sono conversazioni.

53. Una conversazione non è tirarci per la manica per mostrarci un prodotto di cui non vogliamo sentir parlare.

54. Se vogliamo sapere la verità sui vostri prodotti, lo scopriremo discutendo tra di noi.

55. Ci rendiamo conto che queste conversazioni sono incredibilmente interessanti per voi. Peccato. Sono nostre.

56. Siete i benvenuti se volete partecipare alla nostra conversazione, ma solo se ci dite per chi lavorate, e se potete parlare per voi stessi ed essere autentici.

57. Tutte le volte che ci chiamate “consumatori”, ci sentiamo come mucche che cercano il significato della parola

58. Smettetela di trivellare le nostre vite per estrarre dati che non sono affari vostri e che le vostre macchine interpretano male.

59. Non preoccupatevi: vi diremo noi quando saremo sul mercato per qualcosa. A modo nostro. Non vostro. Fidatevi: sarà un cosa bella, per voi.

60. Gli annunci pubblicitari che sembrano umani ma provengono dagli intestini irritabili del vostro ufficio marketing macchiano il tessuto del Web.

61. Quando personalizzare qualcosa è raccapricciante, è un chiaro segnale che non capisci cosa significa essere una persona.

62. Personale è umano. Personalizzato non lo è.

63. Più le macchine sembrano umane e più scivolano nella uncanny valley dove ogni cosa è uno spettacolo inquietante.

64. E poi: smettetela di travestire gli annunci da notizie nella speranza che non ci accorgiamo dell’etichetta appesa alla loro biancheria intima.

65. Quando inserite un “annuncio nativo,” state intaccando non solo la vostra stessa affidabilità, ma l’affidabilità di tutto questo nuovo modo di essere gli uni con gli altri.

66. E, a proposito, che ne dite di chiamare gli “annunci nativi” con uno qualsiasi dei loro veri nomi: “product placement”, “articoli pubbliredazionali”, o “notizie fottutamente false”?

67. Gli inserzionisti sono andati avanti per generazioni senza essere subdoli. Possono cavarsela senza essere subdoli anche nella Rete.

d. La Guantanamo della Rete.

68. Tutti amiamo le nostre brillanti app, perfino quando sono sigillate quanto una base lunare. Ma mettete insieme tutte le app sigillate del mondo e avrete soltanto un cumulo di app.

69. Mettete insieme tutte le pagine web e avrete un nuovo mondo.

70. Le pagine web sono connessione. Le app sono controllo.

71. Se lasciamo il web per un mondo di app, perdiamo i beni comuni che stavamo costruendo insieme.

72. Nel Regno delle App, siamo fruitori, non creatori.

73. Ogni nuova pagina rende il Web più grande. Ogni nuovo link rende il Web più ricco.

74. Ogni nuova app ci dà qualcosa da fare sull’autobus.

75. Ahi, un colpo basso!

76. Ehi, “Colpo basso” sarebbe proprio una gran bella nuova app! Facciamola con la scritta “Offre acquisti in app” dappertutto.

e. La gravità è una gran cosa, fino a quando non ci risucchia tutti in un buco nero.

77. Le applicazioni sponsorizzate sviluppate sulla Rete libera stanno diventando inesorabili quanto l’attrazione di un buco nero.

78. Se Facebook è la vostra esperienza della Rete, allora vi sono stati messi addosso degli occhiali da un’azienda che ha concordato con i suoi azionisti di impedirvi di toglierli.

79. Google, Amazon, Facebook e Apple sono tutte nel business degli occhiali. La principale verità è che i loro occhiali sono in realtà paraocchi: queste aziende vogliono tenerci stretti nello stesso modo in cui i buchi neri trattengono la luce.

80. Queste singolarità aziendali sono pericolose non perché sono cattive. Molte di loro infatti si impegnano in azioni civiche di grande importanza. Dovrebbero essere apprezzate per questo.

81. Ma esse traggono beneficio dall’attrazione gravitazionale della socialità: l’”effetto Rete” è quello che si verifica quando molti usano qualcosa perché è usato da molti.

82. Dove non ci sono alternative competitive, dobbiamo essere estremamente vigili, per ricordare a questi Giganti della Valley i valori del Web che per primi li hanno ispirati.

83. E poi abbiamo bisogno di onorare il suono che produciamo quando uno di noi si allontana coraggiosamente da loro. Qualcosa tra il boato di un razzo in partenza dalla piattaforma di lancio e lo strappo del velcro quando ci si slaccia un vestito troppo stretto.

f. La privacy nell’era delle spie.

84. Ok, Governi, avete vinto. Avete in mano i nostri dati. Ora, cosa possiamo fare per assicurarci che userete questi dati contro di Loro e non contro di Noi? Anzi, che differenza c’è?

85. Se vogliamo che i nostri governi facciano un passo indietro, dovremmo concordare che se e quando si verifica un nuovo attacco, non possiamo poi lamentarci di non essere stati messi sotto più stretta sorveglianza.

86. Uno scambio non è equo se non siamo consapevoli di quello a cui rinunciamo. È chiaro, “meno Privacy per più Sicurezza”?

87. Con una probabilità che si avvicina all’assoluta certezza, ci pentiremo di non aver fatto di più per proteggere i dati dalle mani dei nostri governi e dai signori delle corporazioni.

g. La privacy nell’era dei disonesti.

88. È giusto garantire la privacy personale a chi la vuole. E tutti stabiliamo dei limiti, a un certo punto.

89. Domanda: Quanto pensate ci abbia messo la cultura pre-Web a capire dove stabilire i limiti? La risposta è “Quanto vecchia è la cultura?””

90. Il Web ha a malapena superato la sua adolescenza. Ci troviamo all’inizio, non alla fine, della storia della privacy.

91. Potremo comprendere che cosa vuol dire privato solo quando avremo capito cosa vuol dire sociale. Abbiamo appena iniziato a reinventare il concetto.

92. Le spinte economiche e politiche che vorrebbero abbassarci i pantaloni e sollevarci la gonna sono così forti che faremo meglio a investire in mutande di stagnola.

93. Sono gli hacker ad averci portato a questo, gli hacker dovranno tirarcene fuori.

 

Costruire e seminare

a. Il richiamo dell’ipocrisia si sente molto bene, se sei in una bolla.

94. Internet è sbalorditiva. Il Web è fantastico. Voi siete bellissimi. Connettiamoci tutti e saremo più follemente meravigliosi di Jennifer Lawrence. È un semplice dato di fatto.

95. E allora, non sminuiamo quello che la Rete ha fatto negli ultimi vent’anni.

96. C’è molta più musica nel mondo.

97. Siamo ora in grado di farci una cultura da soli, salvo occasionali incursioni al cinema per qualcosa di esplosivo e una dose di popcorn da 9 dollari.

98. I politici devono ora spiegare le loro posizioni ben oltre il vecchio volantino elettorale ciclostilato.

99. Per tutto ciò che non capisci, puoi trovare una spiegazione. E una discussione sull’argomento. E un litigio su di essa. Non è forse fantastico, tutto questo?

100. Vuoi sapere cosa comprare? Il business che produce un oggetto del desiderio è la peggior fonte di informazioni su di esso. La migliore siamo tutti noi.

101. Vuoi un corso di livello universitario su un argomento che ti interessa? Cerca su Google. Scegline uno. È gratis.

102. Certo, Internet non ha risolto tutti i problemi del mondo. Ecco perché l’Onnipotente ci fatto dono delle chiappe: per farcele alzare dalla sedia.

103. Gli oppositori di Internet ci mantengono onesti. Semplicemente li preferiamo quando non sono ingrati.

b. Una manciata di luoghi comuni.

104. Stavamo per dirvi come aggiustare Internet in quattro semplici mosse, ma l’unica che ricordiamo è l’ultima: profitto. Così, invece, ecco alcuni pensieri sparsi…

105. Dovremmo sostenere gli artisti e i creativi che ci danno gioia e alleggeriscono i nostri pesi.

106. Dovremmo avere il coraggio di chiedere quando abbiamo bisogno di aiuto.

107. La nostra cultura ha alla base la condivisione e le leggi hanno alla base il copyright. Il copyright ha il suo perchè, ma, nel dubbio, liberiamolo.

108. Nel contesto sbagliato sono tutti stronzi. (Anche noi, ma lo sapevate già.) Se inviti qualcuno a fare una nuotata, definisci le regole. Tutti i troll, fuori dalla piscina!

109. Se le conversazioni sul tuo sito prendono una brutta piega, la colpa è tua.

110. Laddove c’è una conversazione, nessuno ti deve una risposta, non importa quanto valido sia il tuo ragionamento o quanto attraente il tuo sorriso.

111. Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte.

112. Certo, le app offrono una bella esperienza. Ma il Web è fatto di collegamenti che si diramano in continuazione, collegandoci senza fine. Per la vita e le idee, la completezza è morte. Scegli la vita.

113. La rabbia è una patente di stupidità. Le strade di Internet sono già affollate di autisti patentati.

114. Vivi i valori che vuoi che Internet promuova.

115. Se stai parlando da un po’, taci. (Noi lo faremo a breve.)

c. Stare insieme: la causa e la soluzione ad ogni problema.

116. Se ci siamo concentrati sul ruolo del Popolo della Rete — voi e noi — nel declino di Internet, è perché conserviamo ancora la stessa fiducia che avevamo all’inizio.

117. Noi, il Popolo della Rete, non possiamo comprendere quanto possiamo fare insieme perché siamo ancora lontani dall’aver finalmente inventato come stare insieme.

118. Internet ha liberato una forza primordiale — la gravità in grado di attrarci tutti.

119. L’amore è la forza di gravità della connessione.

120. Lunga vita alla libera Internet.

121. Lunga vita a un’Internet che possiamo amare.

Dichiarazione di Lione sull’accesso all’informazione e lo sviluppo (agosto 2014)

 

Nel corso del congresso IFLA 2014 di Lione, 134 associazioni professionali, guidate dall’IFLA stessa, hanno sottoscritto una dichiarazione in cui si afferma che aumentare l'accesso alle informazioni e alla conoscenza nella società, con il supporto e la disponibilità di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), rappresenta uno strumento essenziale per lo sviluppo e il miglioramento della vita delle persone.

Il documento è destinato a confluire nella nuova Agenda, in discussione all’ONU, successiva a quella dei “Millennium Development Goals”, che suggerirà a tutte le nazioni del mondo gli obiettivi da raggiungere nel periodo 2016-2013.

Questo il testo integrale della dichiarazione:

 

In accordance with the findings of the High Level Panel on the Post–2015 Development Agenda, the post-2015 consultations of the United Nations Development Programme (UNDP) and the Open Working Group Focus Area Report, all of which identified the crucial role of access to information in supporting development, we, the undersigned, recognise that:

  1. Poverty is multidimensional, and progress in eradicating poverty is linked to sustainable development across a variety of areas.
  1. Sustainable development must take place in a human-rights based framework, where:
  1. Inequality is reduced by the empowerment, education and inclusion of marginalized groups, including women, indigenous peoples, minorities, migrants, refugees, persons with disabilities, older persons, children and youth.
  1. Gender equality, along with full social, economic and political engagement, can be significantly enhanced by empowering women and girls through equitable access to education.
  1. Dignity and autonomy can be strengthened by ensuring access to employment and decent jobs for all.
  1. Equitable access to information, freedom of expression, freedom of association and assembly, and privacy are promoted, protected and respected as being central to an individual’s independence.
  1. Public participation of all is ensured to allow them to take ownership of change needed to improve their lives.
  1. Increased access to information and knowledge, underpinned by universal literacy, is an essential pillar of sustainable development. Greater availability of quality information and data and the involvement of communities in its creation will provide a fuller, more transparent allocation of resources.
  1. Information intermediaries such as libraries, archives, civil society organisations (CSOs), community leaders and the media have the skills and resources to help governments, institutions and individuals communicate, organize, structure and understand data that is critical to development. They can do this by:
  1. Providing information on basic rights and entitlements, public services, environment, health, education, work opportunities, and public expenditure that supports local communities and people to guide their own development.
  1. Identifying and focusing attention on relevant and pressing needs and problems within a population.
  1. Connecting stakeholders across regional, cultural and other barriers to facilitate communication and the exchange of development solutions that could be scaled for greater impact.
  1. Preserving and ensuring ongoing access to cultural heritage, government records and information by the public, through the stewardship of national libraries and archives and other public heritage institutions.
  1. Providing public forums and space for wider civil society participation and engagement in decision-making.
  1. Offering training and skills to help people access and understand the information and services most helpful to them.
  1. Improved ICT infrastructure can be used to expand communications, speed up the delivery of services and provide access to crucial information particularly in remote communities. Libraries and other information intermediaries can use ICTs to bridge the gap between national policy and local implementation to ensure that the benefits of development reach all communities.
  1. We, the undersigned, therefore call on Member States of the United Nations to acknowledge that access to information, and the skills to use it effectively, are required for sustainable development, and ensure that this is recognised in the post-2015 development agenda by:
  1. Acknowledging the public's right to access information and data, while respecting the right to individual privacy.
  1. Recognising the important role of local authorities, information intermediaries and infrastructure such as ICTs and an open Internet as a means of implementation.
  1. Adopting policy, standards and legislation to ensure the continued funding, integrity, preservation and provision of information by governments, and access by people.
  1. Developing targets and indicators that enable measurement of the impact of access to information and data and reporting on progress during each year of the goals in a Development and Access to Information (DA2I) report.

 

.......................................................................................................................................................................

A conclusione dei 1ères Rencontres des organismes européens du livre, il Ministro della Cultura francese Aurélie Filippetti e il Presidente del CNL Vincent Monadé hanno presentato la proposta di trasformare l’incontro in un appuntamento annuale e di preparare una dichiarazione comune da firmare a ottobre, in occasione del Salone del Libro di Francoforte.

http://www.livreshebdo.fr/article/le-cnl-veut-federer-le-lobbying-europeen-du-livre

 

Tre i punti indicati dal Ministro: la difesa del diritto d’autore, la tassazione (TVA o IVA) ridotta sia per i libri a stampa che per quelli digitali e l’adozione da parte della Commissione Europea di una nuova politica che non colleghi l’erogazione degli aiuti all’abrogazione della legge sul prezzo unico. In particolare il Ministro si è augurato che una forte iniziativa europea non penalizzi la posizione della Grecia, favorevole ad adottare il prezzo fisso, come ha già fatto la Francia.

http://www.centrenationaldulivre.fr/fichier/p_ressource/3825/ressource_fichier_fr_programme.du.forum.de.chaillot_rencontres.des.organismes.euro.du.livre.pdf

 

Ecco il testo proposto per la dichiarazione comune:

 

Premières Rencontres européennes du livre. Déclaration du 5 avril 2014

 

Le livre est la première industrie culturelle d’Europe.

Dans un monde en mutation, le numérique crée des occasions nouvelles, de nouveaux marchés et suscite des inquiétudes. Les acteurs du livre, auteurs, éditeurs, libraires, bibliothécaires et les institutions qui les soutiennent cherchent à trouver les nouveaux modèles qui préserveront la création, des millions d’emplois, et offriront aux consommateurs l’offre la plus diversifiée et la plus accessible possible.

Le projet politique européen ne peut pas être absent de ce débat. Dans toute l’Europe et au sein de l’Union Européenne, les Etats soutiennent le secteur du livre. Tous sont signataires de la Convention de Berne pour la protection des œuvres littéraires et artistiques et de la Convention sur la protection et la promotion de la diversité des expressions culturelles.

S’appuyant sur les engagements internationaux de leurs gouvernements respectifs, les signataires de la présente déclaration souhaitent favoriser l’émergence de positions communes en faveur de la promotion et du maintien de la diversité culturelle dans le domaine du livre.

 

Le droit d’auteur constitue la condition essentielle du développement de la diversité culturelle. Il est l'un des éléments fondamentaux de création de richesses et d'emplois pour l'Europe, et la condition sine qua non du rayonnement de la pensée et des langues européennes.

La priorité, c’est la défense du droit d’auteur et la recherche des solutions qui permettent de l’imposer à l’ère numérique. La lutte contre la piraterie des contenus, le combat pour la rémunération équitable de la création et la facilitation des usages légaux seront au cœur de nos actions communes.

 

En matière fiscale, afin de favoriser l’accès au livre du plus grand nombre, un taux de TVA réduit, le plus bas possible sur les livres imprimés et numériques doit être encouragé au sein de l’Union Européenne et dans toute l’Europe.

Le secteur du livre fait face aujourd’hui aux pratiques commerciales de certaines multinationales de l’internet qui pratiquent le dumping fiscal, cassent les prix pour pénétrer sur les marchés et faussent la concurrence.

 

Le libre choix du lecteur doit être privilégié : l’interopérabilité permettant aux lecteurs de lire n’importe quel ouvrage sur l’appareil de leur choix doit être encouragé. Les lecteurs doivent pouvoir acheter les livres qu’ils souhaitent via la librairie physique ou virtuelle de leur choix, sans être restreints par le support qu’ils ont préféré.

 

Professionnels du livre européens, nous proposons de constituer un réseau des organismes européens du livre, qui se réunirait régulièrement, afin d’agir ensemble et de contribuer à ces réflexions pour garantir le droit des auteurs et préserver ceux des lecteurs.

movimENTI CULTURALI: Archivi, biblioteche e musei nel Lazio (e non solo). Attività e progetti di innovazione.

Archives, libraries and museums in Latium (and beyond). Activities and innovation projects.

 

 

DALLA FRANCIA UN APPELLO CHE FA DISCUTERE: "SALVIAMO I LIBRI DAL MERCATO 2.0"

Noi, il collettivo dei 451 professionisti della filiera editoriale, abbiamo cominciato a riunirci da qualche tempo per discutere della situazione presente e futura delle nostre attività.

Prigionieri di un'organizzazione sociale che separa i compiti, partiti da un sentimento comune - fondato su esperienze diverse - di una degradazione del modo di leggere, produrre, condividere e vendere libri, riteniamo oggi che il problema non sia limitato a questo settore e cerchiamo soluzioni collettive a una situazione sociale che ci rifiutiamo di accettare.

L'industria del libro vive in gran parte grazie alla precarietà che molti dei suoi lavoratori accettano, per necessità, passione o impegno politico. Mentre queste persone si sforzano di diffondere idee o immagini capaci di spiazzare i nostri punti di vista sul mondo, altri hanno capito perfettamente che il libro è soprattutto una merce con cui è possibile accumulare profitti consistenti.

Capaci sia di appropriarsi dei grandi principi di indipendenza o democrazia culturale che di praticare battage pubblicitari in grande stile, sfruttamento salariale e diversità del monopolio, i vari Leclerc, Fnac, Amazon, Lagardère e altri grandi gruppi finanziari vogliono farci perdere di vista una delle dimensioni essenziali del libro: quella di legame, di incontro. Nel frattempo, che si tratti di professioni con un proprio riconoscimento simbolico o di lavoretti indispensabili in qualunque filiera economica, culturale e sociale, i diversi mestieri del libro vengono squalificati e rimpiazzati da operazioni tecniche che è inconcepibile fare con calma.

L'industria del libro ha bisogno solo di consumatori impulsivi, networkers di opinioni e altri interinali malleabili? Molti di noi si trovano arruolati in logiche commerciali, privati di qualsiasi pensiero collettivo o prospettive di emancipazione sociale, oggi drammaticamente assenti dallo spazio pubblico.

Vincolata al criterio del successo, la produzione di saggi, di letteratura o di poesia si impoverisce, i cataloghi delle librerie o delle biblioteche si esauriscono.

Il valore di un libro diventa legato alle cifre di vendita e non al contenuto. Ben presto si riuscirà a leggere solo quello che funziona.

Ora, mentre l'amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, dichiara che «oggi le uniche persone indispensabili nel mondo dell'editoria sono il lettore e lo scrittore», certe persone continuano a lavorare con libri, librerie, stamperie, biblioteche e case editrici a dimensione umana.

Siamo decisi a resistere, ma siamo accerchiati, come la stragrande maggioranza, dall'informatizzazione dilagante, dalle logiche manageriali e dalla difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

E oltre a questo siamo anche imbarcati in un processo di pseudo-democratizzazione della cultura, che continua a farsi dal basso e si riduce all'impoverimento e all'uniformazione delle idee e degli immaginari per corrispondere al mercato e alla sua razionalità. Storditi, cerchiamo di restare al passo, barcamenandoci tra programmi software, ordini online, correttori ortografici, delocalizzazioni, valanghe di novità insulse, minacce delle banche, aumento degli affitti e digitalizzazioni selvagge.

Ma non riusciamo a rassegnarci a ridurre il libro e il suo contenuto a un flusso di informazioni digitali cliccabili fino alla nausea: quello che produciamo, condividiamo e vendiamo è prima di tutto un oggetto sociale, politico e poetico. Perfino nel suo aspetto più umile, di divertimento o di piacere, vogliamo che resti circondato da esseri umani.

Rigettiamo con fermezza il modello di società che ci viene proposto, a metà strada fra lo schermo e un centro commerciale, con i suoi bip-bip, le sue luci al neon e i suoi auricolari crepitanti, e che sta conquistando qualsiasi professione. Perché, pensando all'attualità dei mestieri del libro, pensiamo anche a tutti coloro che vivono situazioni troppo simili per essere aneddotiche. I medici segmentano i loro atti per contabilizzarli meglio, gli assistenti sociali si sfiniscono a compilare griglie di valutazione, i carpentieri non possono più piantare un chiodo se non glielo ordina un computer, i pastori sono obbligati a dotare le loro pecore di chip elettronici, i meccanici ubbidiscono alle loro strumentazioni elettroniche e nelle scuole sta per arrivare la cartella elettronica. La lista è talmente lunga che dobbiamo unirci per arrestare l'avanzata di questa macchina del progresso cieco. Invece di aspettare la prossima misura di rigore europea o l'ennesimo attacco del ministero della cultura contro la filiera editoriale, preferiamo organizzarci da subito.

Per esempio trovando alternative, creando cooperative e centrali di acquisto, unendoci per ottenere condizioni salariali migliori, o ancora inventando luoghi e pratiche più adatti alla nostra visione del mondo e alla società in cui desideriamo vivere.

È proprio perché abbiamo una chiara percezione delle proporzioni del disastro in corso che siamo ottimisti: tutto è da costruire.

Per iniziare vogliamo smettere di darci eternamente la colpa a vicenda e farla finita con la rassegnazione e il disfattismo diffusi.

Per questo lanciamo un appello a tutti coloro che hanno interesse a incontrarsi per scambiare idee sulle nostre difficoltà e i nostri bisogni, sui nostri desideri e i nostri progetti.

 

L'appello, apparso su Le Monde, è stato firmato da 451 intellettuali tra cui Agamben, lo scrittore Michel Butel e l'editore Maurice Nadeau. La lista completa è su les451.noblogs.org (Traduzione di Fabio Galimberti)

GIORGIO AGAMBEN

VISITORS (dal 6 apr.2010)

free counters

MAP (dal 5 gen. 2010)

Locations of visitors to this page

 
 
 

© 2015   Creato da Maurizio Caminito.   Tecnologia

Badge  |  Segnala un problema  |  Termini del servizio